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Protocollo d'intesa


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Fiori delle campagne nissene - Foto di A. Argentati


Patto Territoriale per l'Agricoltura della Provincia di Caltanissetta

foto di A. Argentati

Protocollo d'intesa ai sensi della
Delibera CIPE 21/3/97 punto 2.10.1 e
Deliberazione CIPE del 11/11/1998 (punto 1)
luglioFebbraio 2000

L'intesa tra i sottoscrittori
Analisi del territorio di riferimento
  1. Caratteristiche strutturali delle aziende agricole
  2. Le principali voci della PLV agricola in provincia di Caltanissetta
  3. Punti di forza e di debolezza
Obiettivi e strategie del patto
Relazioni con la programmazione regionale
Le ipotesi di intervento ed i progetti del Patto
  1. Requisiti ed iniziative agevolabili
Gli impegni dei firmatari


L'INTESA TRA I SOTTOSCRITTORI

L'iniziativa relativa all'avvio di una procedura di programmazione negoziata che abbia come riferimento il settore agricolo trova la sua origine, in provincia di Caltanissetta, nell'azione a tal uopo svolta congiuntamente dalla Unione Agricoltori - Confagricoltura, dalla Confederazione Italiana Agricoltori, dalla Coldiretti.

In considerazione dell'opportunità di un'azione coordinata sul territorio che miri ad un rilancio del settore primario su tutto il territorio provinciale, l'azione di promozione sopra citata ha avuto come passaggio decisivo il positivo dialogo aperto con l'Amministrazione Provinciale di Caltanissetta che, sulla base delle proprie competenze istituzionali, ha portato all'assunzione in capo all'Amministrazione Provinciale del ruolo di coordinatore delle azioni necessarie all'attivazione della procedura e alla predisposizione del Protocollo d'Intesa del Patto.

E' stato quindi costituito un gruppo di Soggetti Promotori composto dalla Provincia e dalle associazioni di categoria in precedenza citate: tale gruppo si configurerà quale Tavolo di Regia del Patto il cui obiettivo è l'attivazione di un Patto Territoriale Provinciale per l'Agricoltura ai sensi e per gli effetti dell'art. 2, comma 203, della legge 28 dicembre 1996, n. 662, che ha disciplinato l'istituto del Patto Territoriale, nonché ai sensi della Delibera CIPE del 21/3/1997, che al punto 2.10.1 ha definito la procedura per l'attivazione del Patto Territoriale, e della Deliberazione CIPE dell'11/11/1998, punti 1 e 2, che ha esteso la disciplina dei Patti Territoriali alle iniziative proposte dalle imprese agricole, della pesca marittima e dell'acquacoltura, di cui alle sezioni A e B della "Classificazione delle attività economiche ISTAT '91".

I sindaci dei Comuni della provincia di Caltanissetta, coinvolti in un momento successivo, contemporaneamente con altre associazioni di categoria, enti pubblici, sindacati, hanno stabilito unitariamente di aderire all'iniziativa ed a partecipare ai lavori per la definizione dei contenuti progettuali del Patto stesso attraverso una loro partecipazione qualificata alle procedure per la formazione del Patto Territoriale per l'Agricoltura della provincia di Caltanissetta. Tali soggetti, fatta eccezione per una ristretta rappresentanza delle Amministrazioni Locali (cfr. infra), parteciperanno ai momenti collegiali previsti per la definizione del Patto (Tavolo di Concertazione).

L'area individua una delle zone più disagiate del Paese. Essa è costituita da un territorio omogeneo caratterizzato da atavici ritardi nello sviluppo economico e sociale con tassi di disoccupazione allarmanti, dovuti anche ai processi di deindustrializzazione in atto nel polo petrolchimico, centro di gravitazione occupazionale dello stesso territorio.

Il Patto ha per finalità l'individuazione di un insieme di atti programmatori, integrati, organici e coerenti, al fine di recuperare ed esaltare le vocazioni economiche e culturali del territorio, con il consolidamento, l'espansione e la diversificazione delle attività in campo agricolo.
La prossima attivazione, in alcune delle aree interessate dal presente accordo, di iniziative volte all'adeguamento ed all'ampliamento del sistema produttivo manifatturiero locale, anche se di rilevante importanza per il futuro sviluppo del territorio, non esaurisce le esigenze e le opportunità di sviluppo insite nell'area e, anzi, rende indifferibile nel tempo l'esigenza territoriale di una riqualificazione del comparto agro-zootecnico.

Gli intenti dei sottoscrittori sono connessi ad un più ampio sfruttamento delle opportunità offerte dal territorio e della sua capacità futura di attrazione di investimenti volti al definitivo rilancio dell'economia agricola della zona.

A ulteriore riprova di quanto detto, sono da sottolineare gli investimenti che grossi imprenditori agricoli del Nord stanno effettuando nel territorio provinciale, soprattutto nel comparto viti-vinicolo, riconosciuto come avente notevoli potenzialità di sviluppo.

La dotazione strumentale del Patto sarà costituita da un insieme di indagini conoscitive finalizzate ad individuare le carenze, le peculiarità e le potenzialità del territorio e del suo tessuto socio-economico soprattutto con riferimento al sistema ambientale e microimprenditoriale.

Saranno, quindi, tracciate le linee di intervento per colmare le carenze ed attivare le azioni suscettibili di sviluppo delle potenzialità dell'area territoriale di riferimento.

Il Patto definirà puntualmente le caratteristiche territoriali e ambientali, analizzerà le caratteristiche del sistema produttivo del settore primario e verificherà i fabbisogni infrastrutturali connessi ad azioni per l'incremento della competitività del settore agricoltura secondo un percorso di sviluppo sostenibile.

Il processo di definizione dei contenuti progettuali del Patto avrà come risultato:

· L'approfondimento e l'ampliamento delle modalità di attivazione della concertazione e del coordinamento delle azioni dei soggetti sottoscrittori;

· l'insieme delle azioni promozionali da attivare;

· il complesso delle iniziative imprenditoriali strettamente connesse alle linee di intervento del Patto (ambiente, attività legate all'agricoltura ed alla zootecnia, attività legate alla pesca, attività di trasformazione agricola ed agroalimentari connesse a "filiera";

· il sistema degli interventi infrastrutturali funzionali alle iniziative imprenditoriali;

· l'individuazione delle opportunità offerte dal sistema agevolativo nazionale, regionale e europeo per l'attivazione delle necessarie risorse finanziarie;

· la definizione del sistema degli indicatori per una valutazione ex-ante degli obiettivi di sviluppo socio-economico del territorio interessato.

Con la firma del presente documento, i soggetti promotori e sottoscrittori, s'impegnano ad avviare tutte le attività della fase progettuale del Patto Territoriale e a mettere in campo risorse organizzative e umane necessarie all'individuazione di soggetti privati, rappresentanze territoriali di categoria e amministrazioni pubbliche interessate alla sottoscrizione del Patto stesso.

L'attivazione del Tavolo di Regia tra i soggetti promotori del Patto nell'ambito del quale verranno verificate convergenze e divergenze in generale sulla "filosofia" del progetto e, in particolare, le gerarchie e la selezione degli interessi pubblici, va intesa come strumento rapido e flessibile per la concertazione degli interessi delle parti interessate al Patto territoriale; in ogni caso, il suddetto Tavolo si relazionerà anche con un organo collegiale più allargato, il Tavolo di Concertazione nel quale figureranno le rappresentanze delle Organizzazioni di categoria, degli Ordini professionali, del sistema creditizio locale, della CC.I.AA., nonché di tutti i comuni del Patto.

Il Tavolo di Concertazione sottoporrà il progetto di base a tutti i soggetti potenzialmente protagonisti delle azioni di sviluppo locale, quindi in particolare, anche agli operatori economici locali e al sistema creditizio, conferendo visibilità e risonanza pubblica al progetto stesso.

Al fine di assicurare un razionale ed efficace funzionamento del Tavolo di Regia, saranno chiamati a partecipare allo stesso rappresentanti delle Amministrazioni Locali sulla base di un'articolazione territoriale di seguito descritte.

Nel territorio provinciale sono state individuate due aree omogenee per produzione agricola e caratteristiche del territorio:

1. un'area Nord comprendente i comuni di Acquaviva Platani, Bompensiere, Campofranco, Caltanissetta, Marianopoli, Milena, Montedoro, Mussomeli, Resuttano, S. Caterina Villarmosa, San Cataldo, Serradifalco, Sutera, Vallelunga Pratameno, Villalba;

2. ed un'area Sud composta dai comuni di Butera , Delia, Gela, Mazzarino, Niscemi, Riesi, Sommatino.

Per ciascuna di queste aree le Amministrazioni Comunali saranno chiamate ad indicare due loro rappresentanti (sindaci o loro delegati) al Tavolo di Regia.

L'ipotesi di sviluppo integrato, attorno alla quale è possibile aggregare gli interessi dei soggetti locali, si basa sulle potenzialità di sviluppo insite nell'avvio di processi di promozione, riqualificazione, gestione integrata del patrimonio ambientale, agricolo, zootecnico, del mare dell'area di riferimento. Su tale serbatoio di ricchezza, attualmente scarsamente considerato nelle sue potenzialità economiche ed occupazionali, si dovrà e potrà intervenire attraverso azioni integrate promosse da tutte le componenti del sistema socio-economico locale.

Il raggiungimento di risultati significativi sarà possibile in misura tanto maggiore quanto più i soggetti promotori saranno nelle condizioni, con la collaborazione delle componenti sociali locali, di far assurgere a sistema, unitariamente individuabile e coordinatamente gestito, il patrimonio comune in tutte le sue articolazioni in precedenza citate.

Componente non irrilevante dell'idea di sviluppo, in considerazione dei drammatici problemi occupazionali del territorio, è la individuazione dei fabbisogni formativi strettamente interrelati al percorso di sviluppo e degli strumenti necessari per soddisfarli coerentemente con gli interventi inseriti nel Patto Territoriale.

Tale impostazione circa il percorso di sviluppo che si intende perseguire fa si, inoltre, che il Patto Territoriale sarà concepito quale strumento di programmazione dello sviluppo territoriale i cui obiettivi sono perseguibili, e saranno perseguiti, attraverso l'utilizzo di tutte le opportunità offerte dal sistema agevolativo e dalla capacità di attivazione delle risorse materiali, umane e finanziarie locali.

Quanto sopra può essere altrimenti espresso come scelta di definizione di un percorso di crescita del sistema socio-economico locale negli ambiti in precedenza individuati, agricoltura, zootecnia, mare, ambiente, boschi, attività di trasformazione agricola connesse a filiera relativamente alla piccola e microimprenditorialità, i cui punti di forza sono individuabili:

1. nella concertazione tra i soggetti locali indipendentemente dall'attivazione delle procedure per l'accesso ai finanziamenti previsti dal CIPE per i Patti Territoriali;

2. nella scelta di utilizzare tutte le opportunità offerte dall'ampia gamma di strumenti a sostegno delle attività economiche, oltre a quelle previste per i Patti Territoriali per l'Agricoltura dalla deliberazione CIPE del 11/11/98.

Il Patto Territoriale non sarà quindi un confuso insieme di idee e/o una elencazione di problemi dell'area cui si richiede di far fronte con logiche e risorse calate dall'alto, ma come in precedenza accennato, un Piano strategico integrato per lo sviluppo locale, coerente con le linee di programmazione regionale e con gli indirizzi programmatici del P.O.R., a medio-lungo termine del territorio dei comuni interessati attraverso il concorso delle risorse locali all'attuazione di interventi mirati e concertati per la messa a valore del patrimonio ambientale, culturale e delle potenzialità imprenditoriali locali con particolare riferimento allo sviluppo del settore agricolo e della piccola e microimprenditorialità.

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1. ANALISI DEL TERRITORIO DI RIFERIMENTO

A partire dal dopoguerra, il paesaggio agrario della provincia nissena ha cambiato fortemente la propria identità economica legata alle colture estensive del latifondo e alle attività estrattive dello zolfo e della salgemma, sviluppando nuove colture, come il vigneto e l'agrumeto, o potenziando colture tradizionali come l'oliveto e il mandorleto. Il fattore di maggiore caratterizzazione della parte nord della provincia, è la natura del suolo prevalentemente gessoso o argilloso che limita le possibilità agrarie, favorendo la sopravvivenza della vecchia economia latifondista cerealicola e pastorale. L'organizzazione del territorio rispecchia ancora la struttura insediativa delle città rurali arroccate sulle alture. Tale sistema, si riscontra in particolar modo nei centri a nord della provincia, i quali in genere, risultano poveri di funzioni urbane terziarie, e nonostante la notevole espansione periferica degli abitati, mantengono il carattere di città contadine pur mancando l'elemento principale, il bracciantato, che costituisce una minoranza sociale.

Nel tempo l'avvento di nuove colture ha determinato un diverso carattere del paesaggio agrario, meno omogeneo e più frammentato rispetto al passato. Vasti terreni di scarsa fertilità per la natura argillosa e arenacea del suolo sono destinati al seminativo asciutto o al pascolo. Gli estesi campi di grano testimoniano il ruolo storico di questa coltura.

Oggi una delle maggiori risorse economiche del territorio è rappresentato dai vigneti, e in misura minore dagli oliveti e mandorleti. La presenza di oliveti e frutteti (mandorleti, noccioleti, ficodindieti) conferiscono un aspetto del tutto particolare al paesaggio, soprattutto alla parte centrale della provincia.

Lo sfruttamento agrario e il pascolo hanno innescato fenomeni di degrado quali l'erosione, il dissesto idrogeologico, e l'impoverimento del suolo. Il paesaggio vegetale naturale ridotto a poche aree, è stato profondamente alterato dai rimboschimenti che hanno introdotto essenze non autoctone.

La superficie agraria utilizzata, secondo i dati dell'Ispettorato Provinciale dell'Agricoltura, è pari a 178.691 ettari per il 1995, ovvero 84% del territorio della provincia di Caltanissetta, per un totale di 35.941 aziende agricole, presenti in misura diversa su tutti i comuni della provincia. La superficie agraria, a sua volta, è impiegata per il 73% per seminativi, per il 22% per le coltivazioni legnose, e la rimante parte, il 5%, per le coltivazioni foraggere permanenti.

Se la produzione agraria dell'anno '94/'95 è stata caratterizzata e condizionata da avverse condizioni climatiche, con una persistente siccità manifestatasi da Ottobre a Luglio successivo, che ha determinato uno stato di calamità naturale su tutto il comprensorio nisseno, negli ultimi due anni si è assistito ad una ripresa dell'economia agraria della provincia. Le condizioni climatiche avevano determinato quindi un calo nella produzione degli agrumi, in particolar modo per la produzione di mandarini, la quale aveva fatto registrare una variazione percentuale della produzione 95/'94 di -20.97%, passando dai 1.740 quintali del '94 a 1.375 quintali del '95, per risalire gradualmente fino ad assestarsi a 2.680 quintali nel '97 e 3.245 q.li nel '98.

La siccità aveva messo in difficoltà anche la produzione dei limoni la cui variazione percentuale, sempre per il '94/'95, è stata di -6.07% nel '95 per cui la produzione si è attestata sui 1.499 quintali; negli ultimi due anni la produzione di limoni ha raggiunto livelli doppi con 2.820 quintali nel '97 e 2.880 nel '98.

La produzione di arance, che ha visto nell'ultimo anno raggiungere un risultato pari a 47.780 quintali di prodotto, pone comunque la provincia di Caltanissetta all'ultimo posto in Sicilia relativamente a tale coltura, e quella delle clementine, che ha fatto registrare una variazione percentuale positiva nel '98 del 40% sul '97, è irrisoria nel panorama agricolo siciliano rappresentando solo lo 0,18% della produzione totale.

Per quanto riguarda la coltivazione dell'olivo, con una superficie agraria dedicata pari a ca. 8.800 ha., la produzione è aumentata tra il '97 e il '98 del 13% con 166.320 quintali di prodotto raccolto.
Nella raccolta dell'uva da tavola, nonostante una riduzione di superficie destinata del 14%, si è assistito ad un incremento tra il '97 ed il '98 del 15% con 545.690 quintali di raccolto. Un risultato quasi analogo si è avuto per l'uva da vino passando dai 696.246 quintali del '97 ai 798.931 del '98, con una variazione del 14,7%.

Le coltivazioni di grano duro, fava da granella, avena e orzo hanno risentito in modo considerevole della riduzione della superficie dedicata. Il raccolto di questi prodotti è stato infatti del tutto negativo rispetto all'anno precedente; si sono registrate perdite fino al 10%, facendo conseguire una produzione di 1.203.687 q.li, che pone la provincia al terzo posto in Sicilia.


Superficie agricola secondo il tipo di utilizzazione nell'intero territorio provinciale

In considerazione dell'avvenuta sottoscrizione del Patto Territoriale per l'agricoltura da parte di tutti i comuni della Provincia di Caltanissetta, con l'unica eccezione del comune di Resuttano, è opportuno evidenziare quale sia l'incidenza di tale comune rispetto al dato relativo alla S.A.U. provinciale:

Superficie agricola utilizzata (SAU) dal comune di Resuttano (unico comune della Provincia non aderente al Patto) - Dati in ettari (Ha.).

Dall'analisi delle cifre riportate nelle tabelle precedenti, risulta evidente come il dato relativo alla S.A.U. del territorio di riferimento del Patto sia superiore del limite dei 140.000 ettari dettato dalla Delibera CIPE del 15/02/2000 per beneficiare di agevolazioni per 100 miliardi: infatti, la S.A.U. di riferimento si attesta ad oltre 150.000 ettari.

Il sistema produttivo agricolo della provincia nissena manifesta un forte limite nella sua incapacità di organizzazione, tanto dal punto di vista produttivo quanto da quello commerciale. Ciò rende quasi impossibile alle aziende locali adeguarsi all'evoluzione dei consumi, sempre più legati alla "riconoscibilità" del prodotto e quindi penetrare nei mercati ed affermarsi.

L'importanza di entrare in un'ottica di competitività del prodotto è una condizione necessaria non solo per arrivare ad un aumento di reddito degli agricoltori, ma per garantire la sopravvivenza sul mercato. L'effetto globalizzazione dei mercati spinge ad un confronto non solo con le operatori dello stesso settore ma con altre realtà produttive. Per cui la capacità di innovare le strutture produttive, mirando soprattutto ad alzare il livello qualitativo delle produzioni, insieme ad una migliore organizzazione commerciale diventano elementi essenziali per il settore agricolo.

Un altro elemento penalizzante per questo settore è legato all'assenza di una "struttura a filiera". Molto spesso il momento delle trasformazione industriale del prodotto alimentare, che rende possibile la maggiore commercializzazione del prodotto, è affidato ad operatori esterni alla provincia, per cui l'economia locale non usufruisce del momento di maggiore generazione del valore aggiunto. Nel territorio della provincia sono poche le strutture industriali, anche di piccole dimensioni, in grado di trasformare i prodotti agricoli. Ciò avviene nel caso delle cantine le quali però non si occupano dell'imbottigliamento, e quindi il ciclo non si chiude.

Altro fattore limitante è l'insistenza dimostrata dai coltivatori locali verso alcune colture oramai inflazionate. Un'azione di diversificazione sarebbe possibile, ad esempio verso le coltivazioni di piante officinali, per le quali c'è nella provincia una naturale vocazione per via delle condizioni sia climatiche, che per le caratteristiche del suolo, ma soprattutto perché il l'Italia ne importa fino al 60%. In tal modo si otterrà anche un risultato positivo in termini economi dato l'antieconomicità di alcune culture tradizionali. Naturalmente questo non risolve la più che evidente mancanza di condizioni minime necessarie alla realizzazione di qualunque tipo di coltura come ad esempio la costruzione di un acquedotto rurale o di depuratori per il riutilizzo delle acque reflue. Un'altra alternativa potrebbe essere la canalizzazione delle dighe come quelle del Disueri, di Gibbesi o Comunelli con le quali sarebbe possibile irrigare numerosi ettari di terreno oggi incolti, e quindi dedicarli a colture di pregio.

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1.1. Caratteristiche strutturali delle aziende agricole

Sulla base delle iscrizioni alla Camera di Commercio, emerge che nel 1996 le aziende agricole della provincia di Caltanissetta erano 831 di cui solo 2 società di persone, mentre le altre erano ditte individuali.

Sebbene il dato non fotografi correttamente la realtà dell'imprenditoria agricola nissena, in quanto l'obbligo per le aziende agricole di registrarsi alla camera di Commercio benché scaduto il 30 ottobre 1996 è stato largamente disatteso, ciononostante ci permette di inquadrare la realtà agricola della provincia come la sommatoria di una molteplicità di aziende a conduzione tipicamente familiare e, pertanto, non dotate di quelle risorse in grado di consentire l'introduzione di nuove e più redditive forme di produzione. Lo stesso dato di scarsa meccanizzazione dell'agricoltura nissena rafforza la necessità di avviare un processo di sviluppo, favorito dagli attuali strumenti agevolativi, per eliminare rapidamente tutta quella serie di vischiosità del sistema che ne impediscono di fatto il definitivo decollo.

Come verrà sottolineato più avanti nella disamina dei punti di debolezza del comparto, non è affatto la scarsa numerosità di occupati nel settore a rappresentare un ostacolo: da un'analisi dell'Istat, nel 1996 risultano occupati nel settore primario in provincia di Caltanissetta ca. 8 mila persone con una variazione nulla rispetto all'anno precedente (resta, beninteso, il dato di tutti quegli occupati, anche extracomunitari, che sfuggono alle rilevazioni statistiche).

L'ostacolo reale è rappresentato, semmai, dalla scarsa incidenza delle esportazioni con l'estero per un settore che impegnando tante risorse sia in termini di superficie che di occupati, ha generato nel 1996 un saldo della bilancia commerciale con l'estero di soli 6,4 miliardi di lire, rappresentando complessivamente il 10,69% delle esportazioni dell'intera provincia di Caltanissetta.

Occorre, quindi, promuovere azioni che intervengano sulla struttura delle aziende agricole, magari con il ricorso a raggruppamenti, che rendano le stesse in grado di portare avanti processi di sviluppo di più ampio raggio.

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1.2. Le principali voci della plv agricola in provincia di Caltanissetta

L'agricoltura della provincia rispecchia le caratteristiche dell'agricoltura siciliana, in particolare con la significativa produzione di cereali, ortaggi in pieno campo, olio di oliva ed uva (specialmente nelle varietà da tavola).

Nelle tabelle seguenti (Fonte: elaborazioni su dati dell'Ispettorato Provinciale dell'Agricoltura) , emerge significativo il dato che attiene alle produzioni della provincia con riferimento al dato regionale; se da un lato abbiamo la presenza di significative produzioni tradizionali (si pensi ad esempio al mandorlo), dall'altro sta sviluppandosi anche una certa produzione di ortaggi in ambiente protetto, localizzate prevalentemente nella area gelese; inoltre, sempre con riferimento alle tabelle che seguono è possibile, nella terza e quarta colonna, confrontare la superficie dedicata alle varie colture e la produzione conseguita in ambito provinciale rispetto a tutto il territorio regionale.

Dall'esame delle tabelle riassuntive, emerge come le voci importanti della produzione agricola della provincia di Caltanissetta siano rappresentate, in termini quantitativi, dalla produzione di uva da tavola, da vino, mandorle, cereali (in questo caso la provincia assume un ruolo importante nel panorama agricolo siciliano) ed ortaggi, particolarmente a pieno campo.

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1.3. Punti di forza e di debolezza

La provincia di Caltanissetta si presenta come area affetta da forte disoccupazione, con un totale di ca. 22.000 persone in cerca di occupazione per un tasso di disoccupazione pari al 23,9% nel 1998 (Elaborazioni Ist. G. Tagliacarne su dati Istat).

Nel settore primario si sconta, come del resto in tutta la Sicilia, la quasi assoluta predominanza delle ditte individuali sulle società e cooperative di vario genere (96% contro 4% in Sicilia nel 1998), con una conduzione prevalente familiare su appezzamenti di entità ben al di sotto della media nazionale (5, 1 ettari contro gli 8,3 su scala nazionale).

L'estensione inferiore alla media nazionale ed il continuo spezzettamento, accentua la polverizzazione della proprietà terriera contribuendo ad innalzare la quota degli imprenditori e lavoratori in proprio di spettanza dell'agricoltura che, ad esempio, in Sicilia raggiungeva nel '98 il 16,5% contro una media nazionale del 12%.

Benché la superficie coltivata nella provincia sia molto estesa, arrivando a superare l'80% del territorio, i risultati economici non sono quelli che ci si dovrebbe attendere. Numerose sono, infatti, le lacune ed i ritardi che, nonostante le un clima generalmente favorevole, condizionano lo sviluppo del settore primario, ad iniziare dalla scarsa disponibilità di risorse idriche.

La mancanza di un adeguato numero di corsi d'acqua utilizzabili per l'irrigazione e la penuria di frequenti e sostanziose precipitazioni (in media 40 giorni di pioggia nell'arco di un anno), oltre a riflettersi sulle forme di utilizzazione dei terreni, determinano rese unitarie di livello medio-basso.
Un'altra caratteristica dell'agricoltura nissena è la forte alternanza di annate di "carica" e di "scarica", peraltro comuni in tutte le regioni meridionali, e che dipende dalla scarsa incidenza di alcune colture a carattere industriale e soprattutto del comparto zootecnico.

Il vero freno allo sviluppo dell'agricoltura può, quindi, essere rintracciato nella meccanizzazione dell'agricoltura nissena che si presenta ancora su livelli piuttosto bassi, anche in confronto con le altre provincie siciliane. L'uso di strumenti tecnici e un razionale sfruttamento dei terreni presenta notevoli squilibri tra le aree costiere e le zone interne. La scarsa meccanizzazione dell'agricoltura della provincia di Caltanissetta si presenta evidente anche dall'analisi dei consumi energetici del settore primario, che relativamente al comparto agricoltura fanno si che la provincia si assesti all'ultimo posto in Sicilia come consumi con un indice di consumo energetico (utile per capire la scarsa presenza di mezzi meccanici in agricoltura) pari ad un terzo della media siciliana.

Altre carenze si riscontrano nell'impiego di quegli input (come sementi selezionate, concimi chimici, prodotti fitoiatrici, ecc.) che permetterebbe rese unitarie più elevate dei terreni.

Inoltre, l'ormai storica carenza infrastrutturale nel settore dei trasporti si somma all'arretratezza del sistema distributivo, con numerosi passaggi ed intermediazioni tra produzione e consumo prevalenza di sistemi di vendita attraverso canali indiretti: la naturale conseguenza di queste modalità di commercializzazione si traduce in una progressiva riduzione dei margini operativi degli operatori nisseni.

A fare da contraltare a queste considerazioni sulla debolezza dell'agricoltura della provincia di Caltanissetta, si può citare come l'avvenuto aumento del livello della professionalità degli addetti, favorito anche dall'istituzione di numerosi corsi di formazione dedicati agli operatori del settore, ha intensificato alcune forme di coltura, come quelle in serra, che garantiscono più elevati livelli di profitto.
Inoltre, è da registrare un più razionale utilizzo dei fondi resi disponibili dalla Regione e dagli organismi comunitari, con un accrescimento degli investimenti produttivi a scapito di quelli generici (strade, case coloniche, ecc.).

Non si possono, infine, ignorare i progressi compiuti in campo biologico, con una superficie utilizzata via via maggiore e la spinta, proveniente da produttori ed associazioni di categoria per la certificazione di alcuni prodotti, come ad esempio il marchio D.O.P. per l'olio di oliva della provincia.

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2. OBIETTIVI E STRATEGIE DEL PATTO

La strategia dello sviluppo locale si basa sul sostegno all'emersione delle potenzialità esistenti nei soggetti locali potenzialmente protagonisti: uno sviluppo forte e duraturo può aversi prevalentemente attraverso la promozione di alleanze sinergiche tra le diverse espressioni delle realtà locali e in particolare tra le istituzioni locali ed il mondo imprenditoriale e solo definendo "obiettivi condivisi" di sviluppo.

La formula cui si ispirano i sottoscrittori del presente documento, per l'avvio di processi e percorsi per lo sviluppo dell'area, è quella che a partire dall'individuazione di un territorio omogeneo nelle sue componenti socio-culturali ed economiche giunge alla definizione di un'idea forza di sviluppo basata sulla mobilitazione di attività economiche ed il coinvolgimento degli attori sociali e delle loro potenzialità anche sotto il profilo della partecipazione finanziaria all'iniziativa.

L'ipotesi di sviluppo integrato, attorno alla quale è possibile aggregare gli interessi dei soggetti locali, si basa sulle potenzialità di sviluppo insite nell'avvio di processi di promozione, riqualificazione del comparto agro-alimentare, gestione integrata del patrimonio ambientale, culturale dell'area di riferimento. Su tale serbatoio di ricchezza, attualmente scarsamente considerato nelle sue potenzialità economiche ed occupazionali, si dovrà e potrà intervenire attraverso azioni integrate promosse da tutte le componenti del sistema socio-economico locale.

I diversi sottoscrittori del Patto individueranno impegni operativi e finanziari, atti ad assicurarne l'attuazione.
Oltre l'impegno da parte dei sottoscrittori, sarà particolarmente necessaria la partecipazione di un alto numero qualificato di imprenditori attraverso la proposizione di interventi progettuali.

Questo documento contiene una presentazione degli obiettivi principali che il patto vuole perseguire.

Il processo di concertazione tra i soggetti dovrà portare ai seguenti risultati:

· l'elaborazione, in questa fase, di un'ipotesi di patto territoriale comprendente le analisi effettuate e l'individuazione di un'idea forza di sviluppo;

· la definizione degli impegni di massima dei sottoscrittori;

· l'avvio di azioni di promozione e supporto alla definizione di ipotesi imprenditoriali;

· una prima ricognizione sui fabbisogni infrastrutturali delle aree interessate;

· la definizione di un Programma di sviluppo locale integrato, centrato sull'agricoltura e la messa a sistema delle risorse ambientali e culturali secondo una logica di sviluppo sostenibile del territorio nisseno.

Il Patto Territoriale per l'Agricoltura della provincia di Caltanissetta viene stipulato ed attuato avendo come riferimento prioritario il quadro proposto dai cambiamenti avvenuti ed annunciati nella politica dell'U.E.

L'evoluzione del mercato, delle norme commerciali, l'allargamento dell'Unione Europea, l'evoluzione delle preferenze dei consumatori, nonché le prospettive di riorganizzazione degli strumenti comunitari destinati allo sviluppo delle aree rurali e la semplificazione di quelli destinati al supporto del comparto agricolo, rendono improrogabile l'esigenza di intervenire nell'area del Patto per un'azione propulsiva del settore agricolo.

Tale azione deve avvenire con un approccio integrato non solo tra i settori interessati direttamente dal Patto, ma anche con tutte le variabili che giocano un ruolo fondamentale nell'economia del territorio, sia di tipo strutturale (servizi, formazione, qualità della vita e dell'ambiente) che di tipo infrastrutturale (reti, comunicazione, ecc.) e rappresentano le condizioni per lo sviluppo e la competitività dei settori oggetto del Patto.

Tutto questo diventa necessario in considerazione dei cambiamenti che hanno modificato radicalmente lo scenario ed i meccanismi sui quali il settore agricolo aveva fatto per lungo tempo riferimento e a cui era fortemente radicato.

In sintesi, tali cambiamenti possono essere così riassunti:

  • internazionalizzazione ed evoluzione del sistema alimentare;
  • evoluzione del sistema distributivo;
  • evoluzione dei modelli di consumo alimentare;
  • accordi GATT;
  • politica agricola comunitaria (PAC) ed Agenda 2000;
  • creazione di un'area di libero scambio entro il 2010 nel bacino del Mediterraneo, che avrà indiscutibili ripercussioni sui prodotti dell'area.

Quest'insieme di fattori ha determinato un isolamento del settore agricolo con la conseguenza di aver generato un forte ritardo del sistema agricolo nisseno nell'adattarsi alla naturale evoluzione di tutta la filiera agro-alimentare.

Gli obiettivi del Patto Territoriale per l'Agricoltura della provincia di Caltanissetta sono riconducibili alla necessità di:

- adeguare il comparto agricolo dell'area ai cambiamenti intervenuti nel corso degli ultimi anni nel sistema agro-alimentare nazionale ed internazionale, perseguendo uno sviluppo responsabile ed ecosostenibile;

- accrescere la partecipazione del settore agricolo ed agro-alimentare al processo di sviluppo economico locale;

- favorire l'integrazione economica di filiera, l'organizzazione dell'offerta ed il rapporto con la domanda;

- accrescere l'orientamento competitivo e le capacità concorrenziali del sistema agro-alimentare, anche ricorrendo alla tutela e alla valorizzazione delle produzioni tipiche e di qualità, al fine di produrre miglioramenti nella bilancia commerciale dell'area;

- favorire la diffusione e lo sviluppo di nuove tecnologie;

- incentivare e salvaguardare l'occupazione ed il lavoro della filiera agro-alimentare, con particolare riferimento al ricambio generazionale ed all'emigrazione;

- favorire la tutela delle risorse naturali e forestali, delle biodiversità ed il mantenimento del paesaggio;

- favorire l'offerta di servizi collettivi a beneficio di tutti gli utenti dello spazio rurale;

- incentivare l'utilizzo a fini energetici delle produzioni agricole;

- favorire la riqualificazione e la valorizzazione, a fini agricoli, di aree degradate o marginali.

Il Patto dovrà nascere in seguito alla condivisione di tutti i Soggetti Promotori del fatto che la globalizzazione dei mercati richiede al sistema agricolo nisseno una maggiore competitività, che deve essere realizzata nell'azienda, ma anche e, soprattutto, nel territorio. Lo sviluppo di tale capacità competitiva richiede un approccio di tipo endogeno e una politica volta alla valorizzazione delle specificità locali, delle risorse umane e naturali.

Diventa indispensabile, quindi, una nuova cultura della programmazione nella logica dello sviluppo dal basso.

Alla luce delle considerazioni formulate, i Soggetti promotori hanno individuato quali possono essere i comparti che saranno oggetto degli interventi nell'ambito del Patto territoriale:

serricolo-floricolo
orticolo-frutticolo
zootecnico e derivati
vitivinicolo
cerealicolo e foraggero
agriturismo
olivicolo
salvaguardia dei prodotti tipici

.

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3. RELAZIONI CON LA PROGRAMMAZIONE REGIONALE

Gli interventi previsti nell'ambito del Patto Territoriale per l'agricoltura si inquadrano in una politica regionale che si è mostrata attenta alle problematiche che interessano il comparto.

Se l'intento del Patto è quello di rilanciare l'agricoltura con interventi che vanno dagli investimenti strutturali nelle aziende agricole, al miglioramento delle condizioni di trasformazione e commercializzazioni delle produzioni alla dotazione di infrastrutture di supporto, anche la programmazione regionale persegue analoghi obiettivi.

Dall'esame del D.P.E.F. della Regione Sicilia 1998-2000, tra le criticità regionali viene posto l'accento (Rif. Territorio e Ambiente) sulla scarsa dotazione di infrastrutture che penalizzano oltre agli altri comparti, quello agricolo:"… Particolarmente deficitaria risulta la rete viaria nelle aree dell'entroterra, pure laddove queste mostrano una loro vivacità da un punto di vista produttivo" e, (Rif. Competitività) sul modesto valore aggiunto per addetto delle produzioni agricole, ravvisando la necessità di interventi che riqualifichino il settore primario in ordine ad una maggiore competitività dello stesso sui mercati nazionali ed esteri.

Elementi, questi, che vengono analizzati ed affrontati nel P.O.R. Sicilia 2000-2006 ASSE IV SISTEMI LOCALI DI SVILUPPO: Sistema agricolo e rurale.

"La strategia è quella di potenziare comparti che presentano sensibili margini di competitività internazionale sia di prodotto che di processo. (produzione di alta qualità - marchi e prodotti tipici e di nicchia - e/o su aree di forte concentrazione produttiva) attraverso una forte integrazione ed organizzazione delle filiere di prodotti agricoli dalla fase di produzione a quelle di trasformazione e commercializzazione del prodotto fresco e trasformato, e alla promozione di innovazione tecnologica, finalizzata alla riduzione di emissione di sostanze inquinanti (gas NH3, P, ecc.), dall'altro a mantenere la popolazione agricola nei sistemi rurali puntando sulla valorizzazione di tutte le risorse locali ivi comprese quelle che afferiscono alla valorizzazione delle produzioni locali tipiche e prodotti biologici, alle risorse culturali e paesaggistiche e forestali".

Risulta ben evidente come obiettivi e strategie del Patto e del P.O.R. vadano entrambe nella direzione di assicurare un rilancio del comparto agricolo dell'area di riferimento, tutelando produzioni tipiche, rilanciando nuove colture a più alta redditività e, non ultimo assicurare l'auspicato "ricambio generazionale" in un agricoltura che non riesce ad assicurare margini di reddito tali da attrarre nuova imprenditorialità.

Quest'ultimo aspetto assume un importanza rilevante nell'ambito della programmazione regionale, tanto più che lo stesso P.O.R. prevede:

Obiettivo specifico n. 4.4

Migliorare la competitività dei sistemi agricoli, zootecnici ed agro-industriali in un contesto di filiera, attraverso l'introduzione di innovazioni di prodotto e/o di processo, il miglioramento delle condizioni commerciali, la gestione integrata in tema di qualità, sicurezza e ambiente anche al fine di ridurre il quantitativo di rifiuti da smaltire, l'uso delle risorse naturali ed il potenziale inquinante. Favorire la nascita e/o localizzazione di nuove attività e nuove imprese, con particolare riferimento all'insediamento di giovani in agricoltura (Riferimento all'obiettivo specifico del PSM n. 52).

Le linee di intervento prevedono una forte integrazione ed organizzazione delle filiere di prodotti agricoli, specie mediterranei, dalla fase di produzione a quelle di trasformazione e commercializzazione del prodotto fresco e trasformato, promozione di innovazione tecnologica, costituzione di centri di raccolta e smistamento.

Si intendono concentrare le risorse su quegli interventi che massimizzano l'obiettivo generale della crescita economica, puntando prioritariamente su quei comparti (ed eventuali aree di concentrazione) ritenuti prioritari nel conseguimento di tale finalità.

Verrà quindi assegnata valenza prioritaria agli interventi strettamente connessi ad un ottica di filiera e che puntano a prodotti di qualità (cfr. marchi e prodotti tipici e di nicchia) e alla riduzione di emissione di sostanze inquinanti (gas NH3, P, ecc.).

Una particolare linea di intervento punta alla creazione di aziende condotte da giovani imprenditori ed imprenditrici attraverso l'attuazione di interventi volti all'insediamento, all'adeguamento strutturale delle aziende. Le linee di intervento potranno contenere le seguenti tipologie:

- interventi strutturali ed infrastrutturali a sostegno di piani di miglioramento aziendale;

- sostegno alla riorganizzazione delle produzione agricola nell'ambito di filiere e di sistemi di produttivi

- sostegno alla qualità dei prodotti e dei processi produttivi ed all'introduzione di sistemi di qualità certificabili

- sostegno alla tipicizzazione (D.O.C., D.O.P., I.G.T., ecc..)

- incentivi al ricambio generazionale anche attraverso l'ingresso di neo imprenditori/trici agricoli/e.

Anche nel successivo obiettivo del P.O.R., è possibile individuare le relazioni che si instaurano con il Patto vista la richiamata attenzione sulla necessità di introdurre un contesto di filiera agroindustriale che agisca anche sulla sicurezza fitosanitaria dei prodotti, incentivando inoltre, azioni promozionali per migliorare il grado di competitività e di concorrenzialità sui mercati nazionali ed esteri.

Obiettivo specifico n. 4.5

Favorire la creazione ed il rafforzamento dei servizi rivolti al mondo imprenditoriale agricolo, in modo da permettere lo sviluppo, di accrescere la competitività delle imprese e di indirizzare gli operatori agricoli verso idonee scelte, soprattutto nel rispetto dell'ambiente (Riferimento all'obiettivo specifico del PSM n. 54).

Le linee di intervento potranno includere le seguenti tipologie:

- sostegno all'introduzione di elementi tecnici innovativi nelle aziende;

- divulgazione, analisi territoriali e di mercato;

- sostegno della domanda e dell'offerta di prodotti regionali;

- azioni informative sulle iniziative adottate all'interno del partenariato;

- integrazione di sistemi di informazione agricola (sistemi telematici e sistemi informativi geografici).

Infine, sempre nell'ottica di un miglioramento delle condizioni di vita degli agricoltori e del reddito, la programmazione regionale prevede interventi che diversifichino l'attività stessa dell'imprenditore agricolo anche con il ricorso ad attività turistiche ed artigianali:

Obiettivo specifico n. 4.6

Sostenere lo sviluppo dei territori rurali valorizzandone le risorse ambientali e storico-culturali nel quadro anche dei progetti integrati (Riferimento all'obiettivo specifico del PSM n. 53).

Sono state individuate per il perseguimento di questo obiettivo due linee di intervento. La prima riguarda l'attivazione di tutte quelle attività agricole, coerenti con quanto previsto dal Regolamento CE 1257/99 - sezione Orientamento FEOGA - riguardante l'ammodernamento delle aziende agricole al fine di migliorare la qualità delle produzioni locali, le condizioni di vita degli addetti e l'utilizzazione del suolo eco-compatibile, la diversificazione del reddito agricolo - attraverso anche attività di turistiche ed artigianali - e il miglioramento dell'ambiente rurale. In modo da determinare una precisa complementarità con le "altre misure dello sviluppo rurale", previste dall'art. 35 del medesimo Regolamento - sezione Garanzia -, che questa regione intende attivare di concerto con il Ministero per le Politiche Agricole. Tale linea di intervento verrà programmata individuando aree omogenee di sviluppo, tenendo conto anche del piano paesistico regionale redatto dall'Assessorato Beni Culturali, al cui interno saranno messe in atto delle strategie indirizzate all'istituzionalizzazione dei rapporti con gli altri Enti territoriali e con i soggetti produttivi, al fine di creare un sistema di partenariato in grado di promuovere uno sviluppo endogeno.

Con la seconda si intendono sostenere le attività finalizzate alla rinaturalizzazione delle aree di particolare interesse ambientale, alla conservazione della bio-diversità e alla prima trasformazione e commercializzazione dei prodotti legnosi. Le linee di intervento potranno comprendere nelle seguenti tipologie:

- azioni mirate all'attività agricola ed alla sua riconversione, nonché ad attività rurali ad essa connesse (cfr. Articolo 33 Reg CE 1257/99);

- diversificazione delle attività economiche locali (turismo, artigianato, ambiente, vendita diretta, commercio);

- sviluppo di servizi reali;

- valorizzazione delle potenzialità turistiche anche attraverso la valorizzazione delle risorse ambientali, storico-culturali e del patrimonio edilizio diffuso;

- rinaturalizzazione di aree di particolare interesse ambientale;

- migliorare la difesa del bosco dagli incendi e dagli attacchi parassitari favorendo la ricostituzione delle aree percorse da incendi o altri eventi calamitosi;

- interventi di sostegno all'utilizzazione boschiva, prima trasformazione e commercializzazione della produzione legnosa;

- sostegno alla diversificazione dei redditi agricoli e per il miglioramento dell'ambiente rurale attraverso anche l'affidamento gestionale di spazi ambientali pubblici per finalità sociali ed economiche.

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4. LE IPOTESI DI INTERVENTO ED I PROGETTI DEL PATTO

Il quadro di riferimento rappresentato da Agenda 2000, la nuova strumentazione comunitaria in materia di fondi strutturali, la configurazione che viene ad assumere il regolamento FEOGA a sostegno dello sviluppo rurale, costituiscono i punti di riferimento obbligati nell'individuazione degli obiettivi e della strategia del Patto.

Quindi, la configurazione generale del Patto è quella di uno strumento di sviluppo integrato del settore agricolo che prende in considerazione gli aspetti fondamentali della nuova politica agricola: la pluriattività e la multifunzionalità delle aziende, l'interrelazione fra agricoltura, spazio rurale ed ambiente, la visione integrata dei percorsi di filiera, dalla produzione al mercato.

Il Patto Territoriale, anche per le sue correlazioni con il prossimo QCS 2000-2006, dovrà essere in grado di agire positivamente sia in direzione dei settori chiavi del comparto agricolo nisseno rappresentati dalla produzione serricola, cerealicola, vitivinicole ed olivicola, ma, anche, in direzione di quei comparti che necessitano diversificazione produttiva e di ampliamento della gamma delle produzioni agricole.

Ciò permetterà il coinvolgimento di tutto il mondo agricolo della provincia di Caltanissetta, favorendo l'esigenza fondamentale della qualificazione produttiva del sistema agricolo e dell'innovazione a tutto campo.

Questa scelta comporta una maggiore attenzione verso una più ampia serie di azioni tese a creare i sistemi di rete fra le varie aziende, collegandole a una comune strategia di sviluppo.

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4.1. Requisiti ed iniziative agevolabili

A. Investimenti strutturali nella produzione primaria

L'intervento è inteso a favorire le aziende agricole, contribuendo al miglioramento dei redditi agricoli, delle condizioni di vita, di lavoro e di produzione.

I singoli progetti devono essere finalizzati al perseguimento degli obiettivi previsti dal Reg. CE 950/97 e successivi regolamenti comunitari e quanto previsto dalle leggi nazionali vigenti in materia.

Comparti di intervento

serricolo-floricolo
orticolo-frutticolo
zootecnico e derivati
vitivinicolo
cerealicolo e foraggero
agriturismo
olivicolo
salvaguardia dei prodotti tipici

 

Destinatari dei contributi

Possono beneficiare del contributo gli imprenditori agricoli a titolo principale, singoli o associati, nonché forme societarie agricole, che possiedono i requisiti richiesti dal Reg. CE 950/97 e successivi regolamenti comunitari e quanto previsto dalle leggi nazionali vigenti in materia.

In particolare il regime di aiuti è limitato alle forme societarie agricole il cui titolare:

- esercita l'attività agricola a titolo principale;

- possiede una sufficiente capacità professionale;

- presenti un piano di miglioramento materiale dell'azienda. Tale piano deve dimostrare che gli investimenti sono giustificati riguardo alla situazione dell'azienda e alla sua economia, e che la realizzazione produce un miglioramento duraturo di tale situazione;

- si impegna a tenere contabilità semplificata.

Il regime di aiuti è limitato alle aziende agricole il cui reddito di lavoro per Unità di Lavoro Umana (ULU) è inferiore a 1,2 volte il reddito di riferimento dei lavoratori non agricoli, come dal Reg. CE 950/97.

Nel caso di aziende associate, almeno i due terzi dei membri devono possedere i requisiti di cui ai comma precedenti.

Non è ammessa la presentazione di più domande a valere su un'unica iniziativa produttiva né la presentazione di un'unica domanda relativa a più iniziative produttive.

 

Interventi previsti

(°) nel rispetto degli orientamenti sulla trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli C/29/96/03 e conforme alla decisione C (98) 2407 del 22/7/98.

(*) nel caso di aziende associate il vol. max di investimenti è pari a 720.000 ECU.

(a) solo nelle aziende nelle quali ricorrono le condizioni di ammissibilità di cui agli artt. 5,6,7,8, e 9 del Reg. CE 950/97.

(b) l'intensità massima delle agevolazioni è elevabile fino all'80%.

(c) l'intensità massima delle agevolazioni è elevabile fino all'70%.

 

Per gli investimenti citati valgono le ammissibilità, le esclusioni e le limitazioni previste dal Reg. CE 950/97 e successivi regolamenti comunitari e quanto previsto dalle leggi nazionali vigenti in materia.

 

Spese ammissibili

Sono considerate ammissibili le spese relative a:

Ø Costruzione, ristrutturazione, completamento ed acquisizione dei beni immobili, con l'acquisto del terreno limitato al 10% del totale delle spese ammissibili;

Ø L'acquisto di macchine ed attrezzature nuove, compreso i programmi informatici ed il software;

Ø Le spese generali, in particolare gli oneri per tecnici agricoli, consulenti, le spese per studi di fattibilità entro il limite massimo del 5%.

Le spese sono da intendersi al netto di I.V.A.

Sono escluse le seguenti spese:

· L'acquisto di bestiame vivo suino, avicolo, nonché di vitelli da macello;

· L'acquisto di mezzi mobili non strettamente necessari al ciclo produttivo;

· Le spese per l'accumulo di scorte;

· Le spese per l'acquisto di macchinari, impianti ed attrezzature usati;

· Le spese di funzionamento e di gestione;

· Le spese di acquisto di immobilizzazioni non pertinenti alle finalità di intervento;

 

B. Interventi destinati al miglioramento delle condizioni di trasformazione e di commercializzazione dei prodotti agricoli

I contributi sono volti a favorire il rilancio della base produttiva agroalimentare dell'area del Patto.

L'azione sarà finalizzata alla valorizzazione delle produzioni locali tipiche grazie al miglioramento degli standard qualitativi dei prodotti e dell'efficienza dei processi, nel rispetto del Reg. CE 951/97, Decisione 96/C29/03 e dei criteri fissati dalla decisione della Commissione 94/173/CE, e successive modifiche ed integrazioni, per gli investimenti di trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli e silvicoli.

Saranno favoriti gli investimenti diretti a ridurre i costi di produzione, a promuovere la qualità, a migliorare le condizioni di vita e di lavoro, nel rispetto dell'ambiente e ad incrementare l'occupazione.

Sono previsti interventi nei seguenti comparti:

serricolo-floricolo
orticolo-frutticolo
zootecnico e derivati
vitivinicolo
cerealicolo e foraggero
agriturismo
olivicolo
salvaguardia dei prodotti tipici

 

Destinatari dei contributi

Possono beneficiare del contributo le persone fisiche o giuridiche o le associazioni di tali persone, che sostengono l'onere finanziario dell'investimento.

Non è ammessa la presentazione di più domande a valere su un'unica iniziativa produttiva né la presentazione di un'unica domanda relativa a più iniziative produttive.

 

Interventi previsti

(1) purché finalizzate all'investimento entro il 12% della spesa ammessa per gli investimenti accolti.


Spese ammissibili

Sono considerate ammissibili le spese relative a:

Ø Costruzione, ristrutturazione, completamento ed acquisizione dei beni immobili, con l'acquisto del terreno limitato al 10% del totale delle spese ammissibili;

Ø L'acquisto di macchine ed attrezzature nuove, compreso i programmi informatici ed il software;

Ø Le spese per la progettazione tecnica (voce 8), in particolare gli oneri per gli architetti, ingegneri, agronomi, consulenti, le spese per studi di fattibilità entro il limite massimo del 12% delle spese di cui ai punti precedenti.

Per il punto 2) è previsto l'acquisto del terreno purché di pertinenza all'impianto, ai sensi del punto 4.4 dell'orientamento 98/C74/06.

Le spese sono da intendersi al netto di I.V.A.

Sono escluse le seguenti spese:

· Spese riferite ad investimenti per la commercializzazione e trasformazione dei prodotti provenienti da paesi terzi;

· L'acquisto di mezzi mobili non strettamente necessari al ciclo produttivo;

· Le spese per l'accumulo di scorte;

· Le spese per l'acquisto di macchinari, impianti ed attrezzature usati;

· Le spese di funzionamento e di gestione;

· Le spese di acquisto di immobilizzazioni non pertinenti alle finalità di intervento;

· Le spese previste per il commercio al dettaglio;

· Le spese per mobili ed arredo.

 

C. Aiuti alla realizzazione di progetti speciali ed innovativi riferiti al settore della produzione e/o trasformazione dei prodotti agricoli e della manutenzione ambientale

Beneficiari degli aiuti possono essere unicamente i soggetti che rispondono a forme giuridiche societarie rappresentative dei produttori agricoli (Reg. CE 952/97)

(1) 100% nel caso di controlli obbligatori, 70% nel caso di controlli volontari

 

D. Aiuti a favore della pubblicità dei prodotti agricoli (regolamentazione degli aiuti di Stato in materia 87/C302/06)

Beneficiari degli aiuti possono essere unicamente soggetti che rispondono a forme giuridiche associative

(1) Elevabile al 70% nei casi previsti dagli orientamenti in materia 87/C302/06.

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5. GLI IMPEGNI DEI FIRMATARI

Qui di seguito sono riportati gli impegni che i singoli sottoscrittori assumeranno per dare attuazione ed efficacia allo strumento di concertazione.

Le indicazioni contenute in questa sezione del presente documento sono da intendersi quali indirizzi cui saranno dati contenuti operativi in sede di progettazione definitiva del Patto.

Indicazioni generali sugli impegni da assumere:

1) I firmatari del patto si impegnano a creare le condizioni per un rapido avvio delle attività imprenditoriali e degli investimenti infrastrutturali previsti dal patto. A tal fine sarà studiata l'opportunità di indire un accordo di programma ai sensi dell'art. 27 della legge 142/90, recepito con legge regionale 48/91, per coordinare gli interventi dei diversi enti pubblici interessati all'attuazione dei programmi o di una parte di essi.

2) La Provincia di Caltanissetta s'impegna a rendere più celere il rilascio di pareri, autorizzazioni, assensi, nulla osta da parte degli enti o uffici competenti finalizzati alla realizzazione degli interventi pubblici e privati previsti dal Patto Territoriale attraverso l'attivazione dello strumento della conferenza di servizi così come prevista dall'art. 14 della L. 7/8/90 n° 241 e art. 7 L. 216/95. Inoltre, la Provincia svolgerà un'azione di supporto e sollecitazione nei confronti delle amministrazioni comunali interessate al Patto al fine di accelerare le procedure per il rilascio di autorizzazioni e quant'altro necessario per snellire l'iter burocratico per la realizzazione degli investimenti sulle aree interessate.

3) Gli enti pubblici si faranno carico di inoltrare ai soggetti regionali, nazionali o comunitari i progetti e le relative richieste di finanziamento o di cofinanziamento che dovessero essere suggeriti dal comitato di coordinamento del patto. Allo scopo di sostenere lo sviluppo del settore primario gli Enti Pubblici porranno in essere le azioni necessarie affinché:

· vengano sostenute e agevolate iniziative di localizzazione di imprese di altre aree del Paese sulla base di opportune verifiche di sostenibilità delle iniziative e della loro capacità di generare nuova occupazione e processi creazione di nuova imprenditorialità locale;

· vengano utilizzate le risorse finanziarie disponibili a valere su strumenti di sostegno per settori non ammissibili a finanziamento dalla normativa vigente in tema di Patti Territoriali.

1) I firmatari si impegnano a costituire, ai fini della gestione del Patto Territoriale e dell'attuazione delle politiche di sviluppo individuate dai promotori, una società che assolverà al ruolo di soggetto responsabile del Patto secondo quanto previsto dalla Delibera CIPE del 21/3/97.

2) Le Organizzazioni sindacali esprimono la disponibilità a mettere in atto gli strumenti previsti dalle normative nazionali e regionali in materia di gestione del mercato del lavoro utile per realizzare un ambiente favorevole ai nuovi insediamenti, in particolare privilegiando, secondo un metodo di confronto preventivo con le controparti imprenditoriali, ogni possibile strumento, anche in tema di flessibilità e qualificazione professionale.

3) Le associazioni di categoria firmatarie si impegnano a fornire ai loro associati ogni forma di informazione sui modi concreti con cui possano sviluppare la loro capacità produttiva, i loro investimenti, la qualità dell'organizzazione del lavoro, la qualità dell'offerta in coerenza con gli obiettivi del patto. In particolare si impegnano a:

· costituire uno specifico sportello di assistenza di cui sarà comunicato al Tavolo di Regia, entro un mese dalla firma del presente protocollo di intesa, il nome del responsabile e un sintetico programma di attività;

· promuovere la costituzione di consorzi tra PMI in conformità con gli obiettivi previsti dal Patto e finalizzato in particolare a favorire il processo di internazionalizzazione delle imprese locali;

· attivare con le imprese associate iniziative di formazione stimolando e sostenendo programmi di stage aziendali finalizzati ad avvicinare il mondo della scuola e, in particolare, dell'istruzione professionale al tessuto produttivo locale;

· utilizzare tutti gli strumenti di flessibilità contrattuale e di temporaneo contenimento del costo del lavoro funzionali alla realizzazione di un ambiente economico favorevole all'attivazione di nuove iniziative imprenditoriali.

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Il pubblico si riceve il mercoledì ed il venerdì dalle ore 16,00 alle ore 19,00


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Patto Territoriale per l'Agricoltura
Caltanissetta Agricoltura e sviluppo scpa
viale Regina Margherita N. 28 (Sede Legale)
Tel. 0934/22059 - tel e fax 0934/547636
cell. 3394236040 - 3357390884
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